Il mio nuovo blog

 

mettersi-in-viaggio-img

La mia nuova casa dove  parlo di viaggi è qui: www.mettersiinviaggio.it.

Vi aspetto!

Advertisements

Giunti al termine

L’avventura è finita.
Rimangono molti bei ricordi, innumerevoli fotografie e un fastidioso fuso orario da recuperare.
Per le considerazioni finali mi lascio un paio di giorni per riflettere.
Per il momento vorrei ringraziare le mie splendide compagne di viaggio che mi hanno supportata e sopportata per un mese intero.
Vi voglio bene a tutte.

Volare ooohhh ooohhhh

Il detto recita “partire è un po’ morire”, soprattutto se il viaggio dura 24 ore buone.
Noi però stoicamente affrontiamo tutto.
Si parte da Phi Phi Island dopo una notte agitata da rumori di roditori in camera.
In tenuta da viaggio ci prepariamo a salire sul nostro primo mezzo di trasporto: la solita barchetta ondeggiante.
Ovviamente pantaloni bagnati fino al ginocchio e irritazione iniziale per sosta non prevista (la solita cinese che ha qualcosa da fare e chiede di poterlo fare sempre nel momento sbagliato).
Arrivati al porto di Tonsai ci etichettano e ci fanno aspettare. Il traghetto non è ancora arrivato.
Partiamo con quasi un’ora di ritardo, ma va tutto bene.
Sul traghetto nessuno (soprattutto io) sta male e arriviamo al porto di Phuket.
Solita scena delirante per il recupero bagagli e attraversamento di barche varie per arrivare sulla banchina.
Un omino che ride sempre ci fa salire su un pulmino scalcinato e ci porta a Patong beach, giusto in tempo per rifugiarci in un bar prima del diluvio universale. Per una volta la sorte è con noi.
Dopo un paio d’ore d’attesa, un hamburger e un dolcetto, siamo pronte per l’aeroporto.
Qualche ansia al check-in poiché la tizia al desk è in tirocinio e fa un po’ fatica.
In più i cinesi urlanti, carichi di scatole di cartone e pacchi vari suscitano sempre un sentimento di fastidio da parte nostra.
All’una di notte finalmente ci imbarchiamo e voliamo serene e paciose fino a Pechino.
E ora 5 ore ci separano dal volo finale.
Preparatevi a serate di visione foto, diapositive e filmini, nessuno potrà scampare alla tortura.

Sfida all’ultimo zaino

Alla fine l’ultimo giorno è arrivato.
Speravamo non sarebbe mai successo e invece eccoci qua.
In realtà abbiamo voglia di tornare a casa dopo tante peregrinazioni per rivedere facce amiche e soprattutto la mamma e il papà (da vere italiane).
Rimare un ultimo temibile e terribile ostacolo da superare: LO ZAINO!
La capannuccia è oscura e dotata di luci soffuse inadatte allo scopo, quindi trasferiamo tutte le nostre masserizie sulla veranda.
L’impresa è ardua, ma armate di determinazione e di sottofondo musicale riusciamo in breve tempo a comprimere l’inconprimibile, schiacciare l’inschiacciabile e riempire fino all’orlo dell’esplosione i nostri instancabili compagni di viaggio.
Spero solo che da domani le nostre schiene reggano la dura traversata e l’altrettanto lunga attesa in numerosi aeroporti.

Giulia

Alla fiera dell’est…

La vita scorre sonnolenta e tranquilla tra mare, amaca, massaggi e grigliatozze di pesce vario.
La sera si va a Tonsai, si spulciano le bancarelle, si fanno cose, si vede gente (perlopiù umanità imbarazzante in vacanza).
Si torna alla capannuccia dopo la dura giornata di cazzeggio e magicamente si scopre che IL MIO ZAINO (proprio il mio, non quello delle altre compagne di viaggio, no, IL MIO) è stato aperto a morsi da un topolino, o almeno spero sia stato un topolino e non una pantegana gigante tailandese.
La suddetta bestiola ha pensato bene di squarciare la tasca anteriore, aprire un sacchettino sottovuoto dove tenevo il tè all’osmanthus e spargere il tutto sul pavimento.
Tralasciando la sfiga totale e l’iniziale spavento al pensiero che una bestia enorme potesse essere ancora nella stanza, uff il mio tè è tutto da buttare.
Ma soprattutto, dove metterò tutte le cose contenute nella tasca quando dovrò ripartire?
Nonostante il mio amore per la natura questa volta la fauna mi è stata ostile.
Mi vendicherò stasera mangiando avidamente tutte le bestie, vertebrate e non, che troverò in tavola.
Pesci, molluschi e crostacei, non avrò pietà, sappiatelo.

Giulia

20130830-165531.jpg

20130830-220812.jpg

Tutto sembra andare per il meglio…e invece.

Quando decidi di fare una gita al mare pensi allo snorkeling, al mare, al sole e al divertimento.
Infatti tutto inizia per il meglio.
Una barchetta ondeggiante ci passa a prendere alla spiaggia del resort.
La nostra guida, Mimo, sembra cordiale ed affabile.
Partiamo e la barchetta ondeggiante ondeggia parecchio. Ma l’eccitazione per la gita supera qualsiasi altra cosa.
Prima tappa, Monkey beach.
Delle simpatiche bertucce sono assalite da turisti impazziti che le rimpinzano di patatine e altre schifezze.
Una coppia di italiani, Amore e Tesoro, danno il meglio facendosi fotografare con le povere bestiole in ogni posa possibile.
Ripartiamo cercando di non pensare ai nostri compatrioti.
Seconda tappa Phi Phi Lei, una laguna meravigliosa con acqua azzurra e animali di ogni specie: barracuda, pesci palla, pesci pagliaccio, pesci pappagallo, pesci ago, anemoni giganti, oloturie (sì, il famoso stronzo di mare) e tridacne multicolori.
Davvero spettacolare.
Terza tappa la famosa Maya Bay, la spiaggia di The Beach, la spiaggia di Leonardo Di Caprio, insomma la roba da turista medio che però va vista a tutti i costi.
Mimo ci indica un punto e ci sprona a tuffarci. Con la barca non si può arrivare e quindi bisogna nuotare e poi arrampicarsi.
Ok, il piccolo problema è che le onde si infrangono con violenza sugli scogli dove è agganciata una maglia di rete che non si sa bene come faccia a rimanere lì.
Per salire è necessario scartavetrarsi ginocchia e piedi sugli scogli cercando di non affogare.
Noi però siamo fortissime e, dopo qualche leggerissima difficoltà, ci issiamo sulla scala.
Provate e anche un po’ incazzate raggiungiamo la spiaggia.
Il mare è bellissimo, la baia è circondata da scogli a picco con vegetazione lussureggiante e nel mezzo…duecentomila barche, barchette e yacht con relativi occupanti papponi.
L’incazzatura cresce, ma almeno il rientro in barca è più agevole dell’andata.
Si riparte e Mimo ha la geniale idea di fare il giro e attraccare a 200 metri dalla spiaggia della baia che con tanta fatica abbiamo raggiunto solo 10 minuti prima.
Cercando di mantenere la calma ci rimettiamo in barca.
L’ondeggiamento però non è più così piacevole e la colazione si ripropone perentoria.
In qualche modo riesco a non vomitare, ma il rientro è difficoltoso assai.
Finalmente il resort è in vista, ma l’inutile ultima tappa per avvistare squali inesistenti ritarda ancora l’arrivo.
Infine, stremate, rimettiamo piede a terra, ma che fatica.
Insomma, non si può mai stare troppo tranquilli, anche qui nella bella Phi Phi Island.
Ciò che abbiamo visto però ripaga sempre lo sbattimento.

Giulia

20130828-232304.jpg

20130828-232323.jpg

20130828-232338.jpg

Vita da spiaggia

Quando prendere il sole, fare il bagno e girare per bancarelle sono le attività più eccitanti della tua giornata capisci di essere veramente rilassato.
Soprattutto perché a questo punto della nostra avventura ci sembrano gli unici passatempi possibili.
Phi Phi Island è tranquilla e paradisiaca.
La stanchezza accumulata nelle peregrinazioni per la Cina si sta dissolvendo lentamente. Noi diamo una mano facendoci massaggiare ripetutamente.

Che posso aggiungere, delle foto senza filtri.

Giulia

20130828-102332.jpg

20130828-102638.jpg